Fermare le Fake News prima che muoia l’informazione!

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Il web e i social network hanno il merito di aver abbattuto le distanze e creato nuovi sbocchi lavorativi. Per certi aspetti hanno cambiato il nostro modo di vivere e di relazionarci con l’esterno: ogni singola persona, grazie alla rete, ha la possibilità di connettersi con il mondo. Gli utenti sono liberi di esprimersi, condividere opinioni e interagire. Aspetti rilevanti che danno linfa alla libertà di espressione delle singole persone, ma che paradossalmente mettono a rischio l’informazione. Sono numerosi gli aspetti positivi della rete, ma non mancano quelli negativi: pensiamo alle fake news, comunemente indicate come bufale.

Chiunque oggi può aprirsi un blog e generare contenuti per darli in pasto alla rete. C’è chi addirittura è riuscito a trasformare in business la propria passione. Oggi, infatti, è possibile guadagnare attraverso un semplice blog. Molti introiti possono arrivare, ad esempio, da Google Adsense, il più famoso Paid To Click dove l’utente viene pagato grazie ai click fatti sugli annunci installati sul proprio portale. Qui, però, nasce il vero problema: per guadagnare devi avere un traffico elevato sul tuo sito. E per far leggere a molte persone le tue notizie, devi generare contenuti esclusivi, o meglio ancora eclatanti. Nella maggior parte dei casi le notizie “acchiappa click”, che riscuotono maggiore successo, sono appunto le bufale. Notizie quindi false che attirano l’attenzione del lettore e che in pochi secondi diventato virali. Il problema delle bufale è sicuramente datato, ma oggi, con lo sviluppo esponenziale dei social, queste si diffondono con una maggiore rapidità e, cosa ancora più rilevante, ogni singola persona può esserne l’artefice.

Facebook, il più usato dei social, ha messo in atto per provare a fronteggiare questo fenomeno dilagante, l’aggiornamento del proprio algoritmo che darà meno spazio a video e articoli di notizie condivisi dalle fanpage delle testate giornalistiche, mentre avranno più rilevanza i post degli amici con cui abbiamo interagito maggiormente. Una mossa che lascia spazio a svariate interpretazioni. Bisognerebbe capire, infatti, se con questo sistema verrà realmente fronteggiato il fenomeno o se invece le aziende (o le testate giornalistiche) saranno obbligate a investire più denaro nelle campagne a pagamento di Facebook per riuscire ad essere visibili al pubblico. Sta di fatto, però, che il tema delle fake news rimane centrale.

Anche un altro colosso del web come Google, che involontariamente  si è trasformato in generatore di fake news andando a indicizzare le notizie più lette sui risultati di ricerca dell’utente, è stato costretto a correre ai ripari inserendo l’etichetta “fact check” (controllo di un fatto), per verificare e distinguere le notizie vere da quelle false.

Altra arma contro le bufale è quella utilizzata dal browser web Google Chrome, che permette di scaricare una estensione, la Fake News Block, che avvisa l’utente quando si trova dinanzi a una fake news.

Com’è possibile notare, sono svariati i tentativi che i big del web provano a mettere in campo per fronteggiare i propri effetti collaterali. Anche l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, da sempre sensibile all’argomento, tramite i corsi denominati “Strumenti di verifica delle notizie e contrasto alle fake news” e “Un mondo di ‘bufale’: un pericolo sottostimato per democrazia e giornalismo” punta a informare e formare gli iscritti all’Albo che quotidianamente si ritrovano a dover smascherare finte notizie.

Le fake news, nell’ultimo periodo, hanno iniziato a influenzare anche la politica e l’orientamento dei cittadini. Basti pensare a due esempi recentissimi: “Boschi e Boldrini al funerale di Riina” e “La sorella della Boldrini che aiuta i migranti”. Notizie assolutamente false che in pochi instanti hanno fatto il giro del web, creando indignazione tra gli ignari lettori. Non è chiaro se dietro a queste bufale si nascondesse un normale utente o un avversario politico, sta di fatto che sono state screditate due importanti figure politico-istituzionali come la Presidente della Camera, Laura Boldrini e la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi.

I cittadini, in attesa che i vari Facebook e Google affinino dei perfetti software per fronteggiare le fake news, hanno la possibilità di non farsi risucchiare dal vortice delle bufale attraverso una corretta “educazione digitale”.

Ecco le mosse basilari:

Prima di condividere una notizia sarebbe opportuno controllare attentamente la fonte e quindi il nome del sito. Non è difficile accorgersi che ci sono blog che non fanno informazione: alcuni hanno nomi assurdi, altri simili a testate giornalistiche. Altra cosa fondamentale è controllare se l’articolo è firmato o se quel sito è registrato e ha un direttore responsabile. Se un utente mette in giro una fake news, infatti, non firmerà mai l’articolo. Se il sito è realmente di informazione, allora sarà registrato e avrà un direttore responsabile. E basterà controllare nella sezione contatti/redazione per vedere se esiste un direttore o una redazione con nomi e cognomi. Sarebbe opportuno anche visionare gli altri articoli presenti su quel sito per capire se sforna solo notizie eclatanti, perché un sito di informazione riporta anche news di minor interesse. Inoltre è fondamentale cercare un riscontro della notizia appena letta anche su altri siti, perché un argomento eclatante verrà sicuramente riportato dalle principali testate giornalistiche.

Per riuscire a limitare al massimo il fenomeno delle fake news, che minaccia la vera informazione, addetti ai lavori e consumatori finali di notizie devono necessariamente unire le forze.

Peppe Marici